“Nonostante la ridefinizione della zona di rispetto nel centro abitato, il quadro complessivo del sistema franoso permane in uno stato di instabilità evolutiva, con un rischio residuo elevato per l’intero corpo di frana.
Si raccomanda pertanto di adottare un approccio integrato per la gestione del rischio residuo che combini misure di Protezione civile, monitoraggio strumentale continuo, delocalizzazioni e interventi di mitigazione strutturale, al fine di ridurre progressivamente l’esposizione al rischio del centro abitato e delle infrastrutture”.E’ quanto si legge nel terzo rapporto sul monitoraggio sulla frana di Niscemi redatto per conto della Protezione civile nazionale dal gruppo di lavoro di esperti guidati dal professore Nicola Casagli.










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