Stato di agitazione e attività ferme nel comparto ittico trapanese, dove gli operatori del settore hanno consegnato i documenti di bordo alla Capitaneria di Porto per sollecitare un intervento urgente delle istituzioni di fronte all’aumento insostenibile dei costi di gestione.
La mobilitazione, promossa dal coordinamento locale della pesca e dai rappresentanti di categoria, nasce da un bilancio economico divenuto insostenibile nel corso degli anni: i costi del carburante sono notevolmente aumentati a seguito degli stravolgimenti sui mercati energetici internazionali, mentre i margini di guadagno per gli equipaggi si sono ridotti drasticamente. A questo quadro si sommano la forte concorrenza dei prodotti esteri e il calo complessivo dei consumi sul mercato.
Per evitare un fermo definitivo della flotta e il collasso dell’intero indotto, la marineria locale chiede l’introduzione di misure strutturali e programmate, tra cui la fissazione di un prezzo calmierato per il gasolio destinato alla pesca e l’individuazione di risorse dedicate nella prossima manovra finanziaria della Regione. Secondo gli operatori, infatti, le agevolazioni temporanee attuate finora non sono sufficienti a garantire la continuità aziendale e la stabilità dei posti di lavoro in un settore fondamentale per la Sicilia.










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